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Il Leoncavallo dopo lo sgombero: un pezzo di storia milanese a un bivio

today23 Agosto 2025 14

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Lo storico centro sociale Leoncavallo a Milano Ăš stato sgomberato. L’operazione, eseguita dalle forze dell’ordine, ha messo fine a un’occupazione di oltre trent’anni in via Watteau, un evento che ha scatenato un’ondata di reazioni politiche e culturali in tutta Italia.

Il 21 agosto, con una mossa a sorpresa, il provvedimento di sgombero Ăš stato anticipato rispetto alla data prevista per settembre. La decisione, supportata dal Ministero dell’Interno, ha colto di sprovvista anche l’amministrazione comunale di Milano, con il sindaco Giuseppe Sala che ha espresso il suo disaccordo per non essere stato avvisato in anticipo. Secondo le dichiarazioni di Piantedosi, lo sgombero segna un passo deciso verso il ripristino della legalitĂ , mentre per altri si tratta di una “prova di forza” a scopo politico.

Fondato nel 1975, il Leoncavallo non Ăš stato solo uno spazio occupato, ma un vero e proprio epicentro di controcultura e attivitĂ  sociale a Milano. Nel corso dei decenni ha ospitato un’incredibile varietĂ  di eventi culturali, diventando un punto di riferimento per la scena artistica underground e non solo.

Sul suo palco hanno suonato band e artisti di fama nazionale e internazionale, che hanno contribuito a scrivere una parte della storia della musica italiana. Tra i nomi che sono passati di lĂŹ ci sono i Negrita, Paola Turci, gli Zen Circus, Ghemon, gli Ex-Otago, Achille Lauro e i CCCP – Fedeli alla Linea. Un luogo che ha saputo attrarre anche artisti di spicco come Dave Grohl, batterista dei Nirvana, che si Ăš esibito con gli Scream.

Il Leoncavallo Ăš stato anche molto di piĂč che un semplice spazio per concerti. È stato un crogiolo di creativitĂ , con laboratori di teatro, mostre di street art che hanno trasformato il “Dauntaun” (la parte sotterranea del centro sociale) in una vera e propria galleria a cielo aperto. La sua storia Ăš un riflesso della vitalitĂ  culturale di Milano, un luogo di aggregazione che ha dato voce e spazio a chi stava fuori dai circuiti ufficiali, con dibattiti, rassegne cinematografiche e presentazioni di libri.

Lo sgombero ha riaperto vecchie ferite e scatenato un acceso dibattito. I proprietari dell’immobile, la famiglia Cabassi, avevano da tempo chiesto il rientro in possesso dei locali. L’ultima condanna al Viminale per il mancato sgombero, che ha comportato un risarcimento milionario, ha accelerato la decisione del governo. D’altra parte, il mondo politico e culturale di sinistra ha criticato aspramente l’operazione, considerandola una mossa politica e sollevando la questione dei “doppi standard”, citando le sedi occupate da altre sigle politiche a Roma.

Ora, il futuro del Leoncavallo Ăš incerto. Sebbene il centro sociale abbia giĂ  individuato un possibile capannone in via San Dionigi, nel quartiere di Porto di Mare, la strada per un nuovo inizio Ăš in salita. L’edificio necessita di una costosa bonifica dall’amianto e di ingenti lavori di ristrutturazione, con un costo stimato in milioni di euro. L’amministrazione comunale si Ăš detta disponibile a supportare il progetto, ma resta da vedere come si concretizzerĂ  la collaborazione.

Nel frattempo, la comunitĂ  del Leoncavallo non si arrende. È giĂ  stata indetta una manifestazione nazionale per il 6 settembre per protestare contro lo sgombero e per ribadire l’importanza di spazi sociali e culturali autogestiti nella cittĂ . La storia del Leoncavallo, con i suoi 50 anni di vita e le sue numerose sedi, Ăš un riflesso delle tensioni sociali e politiche in Italia, un racconto che non accenna a finire.

Scritto da: Enrico

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